Martedì 3 febbraio tre studenti dello Studio Teologico “Card. Celso Costantini” hanno sostenuto l’esame finale per conseguire il grado accademico del Baccalaureato: i diaconi Davide Cancian, Matteo Pietrobon e Michael Rossit. L’esame si compone di due parti: la presentazione di un elaborato scritto preparato dallo studente come approfondimento di un argomento affrontato nel quinquennio accademico; e il dialogo con la commissione su un’area degli studi teologici. La commissione d’esame era composta dal Preside della Facoltà Teologica del Triveneto, don Maurizio Girolami; dal Pro-Direttore dello Studio Teologico, don Stefano Vuaran; e dai docenti mons. Orioldo Marson, mons. Bruno Fabio Pighin e don Marino Rossi.
Davide Cancian, classe 2000, originario di Tauriano e in servizio nell’unità pastorale di Concordia, ha presentato un elaborato dal titolo Il presbiterio. Dalla visione dei Padri ai documenti recenti, con relatore il prof. Marson. “Attraverso un percorso che ha intrecciato diverse epoche storiche e diversi ambiti dell’esperienza ecclesiale – commenta il neolaureato – ho potuto constatare la centralità del presbiterio, chiamato a vivere in comunione con Dio, con il vescovo e con il popolo di Dio. Lo studio che ho svolto mi ha permesso di comprendere come il presbiterio sia una realtà fondamentale per la vita e la missione della Chiesa, chiamata a rinnovarsi continuamente nella fedeltà al Vangelo. La riscoperta del presbiterio come comunione di presbiteri al servizio del Popolo di Dio rappresenta una risorsa preziosa per l’azione pastorale della Chiesa contemporanea. Questo lavoro, pur nella sua limitatezza, intende offrire un contributo alla riflessione sul ministero presbiterale, nella consapevolezza che una comprensione sempre più profonda del presbiterio possa favorire una testimonianza più autentica e feconda nella vita ecclesiale”.
Matteo Pietrobon, classe 1991, proveniente da Gardigiano di Scorzè e in servizio a Maniago, ha scelto come tema di approfondimento L’alleanza nuziale di Dio in Cristo: archetipo e rivelazione del Matrimonio cristiano. Itinerario esegetico-liturgico sul mistero nuziale, dai fondamenti biblici alla lex orandi, con relatore il prof. Vuaran. Anche lui racconta come è nata questa ricerca: “L’idea è sorta lungo il percorso di studi del quinquennio teologico ed è maturata in modo particolare nel suo ultimo anno, grazie ai corsi ed approfondimenti che lo Studio Teologico della nostra Diocesi ha offerto. In modo particolare faccio riferimento ai corsi di Sacra Scrittura (Antico e Nuovo Testamento), Liturgia dei Sacramenti e Teologia Morale familiare e sessuale. Lungo il percorso di studi è infatti emersa in modo sorprendente la visone del Matrimonio cristiano, ossia dell’amore coniugale, come epifania dell’amore di Dio per Israele, pienamente compiuto nell’amore di Cristo per la Chiesa. In un contesto culturale come quello odierno, segnato dalla frammentarietà dei legami e dalla sempre più crescente fatica nel concepire la definitività, è necessario riscoprire il Matrimonio cristiano come segno ed evento di grazia. Si apre perciò una sfida pastorale urgente ossia l’accompagnamento delle coppie a passare da una visione di matrimonio meramente ‘cerimoniale’ alla consapevolezza di essere, come sposi in Cristo, una vera e propria Chiesa domestica e quindi soggetto attivo dell’evangelizzazione. La bellezza della sponsalità, così come appare nella Scrittura e si svela nella liturgia, dev’essere una proposta attraente per l’oggi, capace di mostrare che l’amore fedele e indissolubile è ancora possibile poiché costituisce la risposta più profonda alla sete di felicità dell’umanità contemporanea”.
Michael Rossit, classe 1998, della parrocchia di S. Marco in Pordenone e in servizio presso il carcere minorile e la casa circondariale di Treviso, ha intitolato il suo elaborato La teologia dei sacramenti dell’iniziazione cristiana nei prefazi del Battesimo, della Confermazione e della Santissima Eucaristia II; il relatore è stato il prof. Rossi. Così il neolaureato scrive nell’introduzione: “Romano Guardini, nella sua opera Lo spirito della liturgia ricordava un aspetto fondamentale della preghiera cristiana: «La liturgia è arte divenuta vita. Quanto siano elaborate le sue forme, quanto proporzionati i suoi rapporti, quanto i suoi mezzi di espressione, lo avverte chiaramente chiunque abbia un po’ di sensibilità». Parlando della serietà della liturgia Guardini voleva porre l’attenzione sui rischi della sua interpretazione. Essa infatti se letta come opera d’arte in sé viene svalutata e privata da quello che Guardini definisce il suo Opus Dei, il ‘di più’ che essa porta con sé. Perciò di fronte alla liturgia non si può essere soltanto esteti. Vi è addirittura il rischio – al suo tempo ma anche al nostro – di fermarsi ad uno sguardo da spettatori, uno sguardo esterno che può passare dal tecnicismo all’estetismo. Da queste considerazioni nasce il mio desiderio di cogliere quanto la liturgia vuole insegnarci riguardo ai sacramenti dell’iniziazione cristiana – Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. Il contenuto della preghiera ci mostra il contenuto di fede. Lex orandi e lex credendi alle quali si aggiunge la loro concretizzazione nella lex vivendi, cioè nel dare un corpo vivente alla fede creduta e professata”.
Auguriamo ai tre nuovi baccellieri di poter gustare sempre con il cuore e l’intelletto la bellezza della fede, per testimoniarla con passione ed entusiasmo anche tra le complesse vicende e mentalità del nostro tempo.

